Storia e vita artistica

L’inaugurazione ufficiale avvenne nell’agosto-settembre del 1759 con l’opera Il Mercato di Malmantile a di Domenico Fischietti, dopo l’innalzamento delle sole opere murarie esterne. Successivamente, il teatro ultimato venne inaugurato durante la Fiera del 1761, con Catone in Utica, dramma musicale su libretto del Metastasio. La vita artistica del teatro di Lugo è in gran parte legata a Rossini (che visse a Lugo dal 1802 al 1804) ed alla sua produzione operistica dal 1814 al 1840, anche se si alternavano sulla scena altri grandi nomi dell’epoca, come Saverio Mercadante, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, che monopolizzarono le stagioni teatrali per circa un decennio, fino all’apparire delle prime opere di Giuseppe Verdi. Il Teatro non significò per Lugo e per i lughesi solo spettacolo, musica e canto, ma fu uno strumento di rilievo per lo svolgimento di manifestazioni di vita cittadina nei suoi momenti più significativi in rapporto ai tempi.

Fino ai primi dell’Ottocento, agli spettacoli lirici, generalmente opere buffe, si alternarono spettacoli in prosa ed il teatro venne utilizzato anche per feste. Momenti salienti della vita artistica del teatro di Lugo nell’Ottocento furono l’esibizione nel 1813 di Niccolò Paganini ed il “periodo rossiniano”, già citato. L’esecuzione delle opere di Giuseppe Verdi prevalse nel corso di tutta la seconda metà dell’Ottocento. Le opere di Giacomo Puccini vennero rappresentate a partire dalla fine dell’Ottocento e Richard Wagner nel 1900 con il Lohengrin. Nel 1902 il grande Arturo Toscanini vi diresse l’Aida, mentre nel 1905 vi debuttò la Lilia del compositore e direttore d’orchestra lughese Francesco Balilla Pratella.

Nel corso del Novecento fu adibito a cinema e, pur continuando a mantenere la funzione di fulcro della vita cittadina, conobbe un progressivo declino. Dopo la prima guerra mondiale e durante il Ventennio fascista vi si tennero diverse manifestazioni di carattere sociale. Alcuni veglioni danzanti vi furono ospitati ancora nel secondo dopoguerra. Fu proprio il suo ruolo civico ed il ricordo degli antichi fasti a scongiurarne la demolizione, anche se il Teatro venne chiuso al pubblico a metà degli anni ’50 e restò inutilizzato per un intero trentennio.

Il progetto Taglioni

Protagonista indiscusso della rinascita del Teatro Rossini e di Lugo come “piazza teatrale” nota in tutta Italia è stato Antonio Taglioni, conosciuto affettuosamente come Tonino, è stato una figura centrale della vita culturale e teatrale di Lugo. Regista teatrale e direttore artistico di grande visione, il suo nome è indissolubilmente legato alla rinascita del Teatro Rossini. Agli inizi degli anni ‘80 si cominciò dunque a riflettere grazie a lui su un progetto complessivo, finalizzato alla realizzazione di un sistema di attività e di spazi, con l’idea anche di riportare il grande repertorio lirico a Lugo nel ricordo delle grandiose stagioni liriche estive del Pavaglione. Il progetto “TAGLIONI” prevedeva il Teatro Rossini come luogo per la rappresentazione di opere da camera e il Pavaglione come palcoscenico per il grande repartorio lirico e la danza.

Oltre a Tonino Taglioni occorre ricordare altre figure importanti per Ia rinascita del Teatro Rossini come polo culturale dagli anni ‘80, come il sindaco del Comune di Lugo, Domenico Randi (due mandati dal 1980 al 1989), l’assessore alla cultura, Valter Ricci Bitti, il sindaco Maurizio Roi (due mandati dal 1993 al 2004) e il direttore del teatro, Mauro Emiliani che ha diretto il teatro fino alla fine del 2014.

Parlare di Antonio “Tonino” Taglioni significa raccontare la storia di un uomo che ha trasformato la sua passione per la bellezza in un progetto concreto per la sua città, Lugo. Non è stato solo un regista o un organizzatore, ma un vero “visionario della scena” che ha saputo restituire dignità e prestigio internazionale alla Romagna culturale.
Il nome di Taglioni rimarrà per sempre legato alle stagioni del Pavaglione Estate prima e poi alla rinascita del Teatro Rossini. Dopo anni in cui lo storico edificio versava in stato di abbandono, fu proprio lui, con una determinazione incrollabile, a guidarne il recupero non solo architettonico, ma soprattutto artistico. Quando ne assunse la direzione artistica nel 1986, non si limitò a riempire un cartellone di spettacoli: decise di dare al Rossini un’identità precisa e aristocratica.

Sotto la sua ala e la sua direzione artistica (1986-1996), Lugo divenne un punto di riferimento della riscoperta dell’opera barocca e del teatro d’opera da camera. Taglioni amava i sentieri meno battuti, i titoli dimenticati e le sperimentazioni raffinate, attirando l’attenzione della critica anche internazionale. Sebbene il suo cuore pulsasse per Lugo, la sua formazione e la sua attività lo portarono a vivere a Roma, in contatto con la scena artistica, culturale e teatrale italiana. Era un uomo di profonda cultura, capace di passare dalla saggistica (si ricorda il suo lavoro su Elektra di Hofmannsthal) alla regia pura. Questa doppia anima — da un lato l’amore per le radici romagnole, dall’altro l’apertura cosmopolita — gli permise di creare connessioni artistiche uniche, portando il “modello Lugo” all’attenzione di tutto il mondo teatrale. La sua scomparsa prematura nel 2001, a soli 62 anni, ha lasciato un vuoto profondo. Tuttavia, il suo lascito è ancora vivo ogni volta che il sipario del Rossini si alza. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo di straordinaria sensibilità e garbo, capace di trasmettere l’idea che la cultura non sia un accessorio, ma il motore vitale di una comunità. Oggi, una lapide nell’atrio del “suo” teatro ricorda a ogni visitatore che, se quel luogo è tornato a splendere, lo si deve anche alla sua dedizione e al suo amore per l’arte.

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Pavaglione Estate

L’idea della rassegna “Pavaglione Estate” prende definitivamente corpo nel 1983 quando l’amministrazione comunale ha avviato importanti iniziative svolte al potenziamento della attività culturali e alla definizione di un sistema teatrale per la città di Lugo, volto a costituire un punto di riferimento per un’utenza regionale.
In particolare si fa riferimento al restauro del settecentesco Teatro Rossini ultimato e inaugurato nel dicembre 1986 e all’inaugurazione nel 1983 della stagione estiva “Pavaglione Estate” nell’ampio piazzale del Pavaglione. Da una parte quindi c’era la vocazione del Pavaglione quale spazio destinato alla grande lirica popolare e dall’altra l’idea di assegnare al Rossini il ruolo specifico di luogo di ricerca, di studio e di proposta del repertorio lirico raro.

Il Pavaglione è stato luogo importante per la lirica, e per l’economia della città, dai primi anni del Settecento per arrivare ai primi anni ’50 con le stagioni organizzate da Carlo Alberto Cappelli e che il celebre tenore Giuseppe Di Stefano ricorda come uno dei luoghi principali del suo debutto. Con le iniziative di “Pavaglione Estate” si è voluto riutilizzare un luogo di grande tradizione culturale che per la sua vocazione storica, per le caratteristiche architettoniche, acustiche e per la capienza, ha avuto un ruolo centrale nella programmazione di eventi entro un ambito molto più vasto di quello comunale. Pavaglione Estate, con le produzioni liriche, realizzate in collaborazione con l’Arena Sferisterio di Macerata, e danza, fu inaugurato nel 1983 con “Tosca” interpretata da Montserrat Caballé. A seguire opere come “La Traviata” (1984 e 1987) di Giuseppe Verdi, Manon Lescaut (1987) di Giacomo Puccini, “Il barbiere di Siviglia” (1984) di Gioachino Rossini, Rigoletto (1985), “Aida” (1985 e 1989) e “Il Trovatore” (1986 e 1990) di Giuseppe Verdi, “Carmen” (1988) di Georges Bizet. Accanto alle opere trovavano spazio anche concerti, in collaborazione con l’Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna “A. Toscanini”, e il balletto con Aterballetto, il teatro Bolscioi, la la compagnia di Igor Moisseiev, Vladimir Vassiliev, Ekaterina Maximova, Carla Fracci, Alicia Alonso.
Con questa formula si proseguì fino al 1990 per poi continuare negli anni successivi (dal 1991 al 1997) come luogo dedicato alla grande danza, al musical e alla musica con presenze come Pat Metheny (1993) e Franco Battiato con i Virtuosi Italiani (1994).

Dal 1997 un ulteriore cambio di rotta con la trasformazione del Pavaglione Estate in una rassegna dislocata tra il Pavaglione (con un palcoscenico più ridotto) e altri luoghi caratteristici di Lugo come il Chiostro del Monte e il Cortile della Rocca. Questa formula ha portato a Lugo importanti artisti tra spettacoli di danza e musica (nel 1999 si inaugura la collaborazione con Europe Jazz Network per le attività estive che andrà avanti fino al 2014), come Noa, il Cabarety Yiddish di Moni Ovadia, Luciana Savignano con Aterballetto, Paolo Fresu, Ambrogio Sparagna, i Quintorigo, gli Avion Travel, Rita Marcotulli, Enrico Rava, Richard Galliano, Mike Stern e tantissimi altri artisti italiani e internazionali.

Dal 2000, il Pavaglione smette di essere il fulcro centrale delle attività estive e ci si sposta in contesti più ridotti come il Chiostro del Monte, il Cortile della Rocca e Piazza dai Martiri. In questi anni, dal 2000 al 2003, nomi come Peppe Barra, Kocani Orchestra, Banda Municipale di Santiago di Cuba, Aires Tango & Peppe Servillo, Gianmaria Testa, Jamal Ouassini, Trilok Gurtu,Stefano Bollani, Zap Mama, Taraf de Hiodouks, Simone Zanchini insieme a giovani emergenti del panorama musicale italiano sono i protagonisti delle caldi estate lughesi richiamando pubblico da tutta la regione.

Nel 2004 il cartellone musicale estivo prenderà il nome di Lugo Musica Estate e proseguirà fino al 2014 con diversi concerti dislocati tra il Chiostro del Monte e il Cortile della Rocca tra fine giugno e i primi giorni di agosto. La rassegna, realizzata in collaborazione con Europe Jazz Network, si caratterizzava per la presenza di interpreti-musicisti-compositori americani, sudamericani e italiani, con proposte disparate, unite dal comune denominatore dell’improvvisazione: il jazz, nelle sue svariate forme dal jazz italiano a quello internazionale.

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La riapertura e gli anni ‘90

Il 3 dicembre 1986, a seguito di una raffinata operazione di restauro scientifico affidata all’architetto bolognese Pier Luigi Cervellati e quasi interamente finanziata dal Comune, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e dei tre istituti di credito locali, il Teatro Rossini riaprì con l’opera Il Mercato di Malmantile di Domenico Cimarosa.
La sua attività riprese subito a pieno ritmo, con una programmazione di spettacoli di prosa, musica sinfonica e cameristica (prima ospitati all’Auditorium comunale ed all’interno del cinema Astra). A tale programmazione si aggiunse, fin dal primo momento, una stagione lirica incentrata sull’opera da camera nelle sue differenti espressioni, a partire dall’opera seria del ‘600/’700 e dall’opera buffa/opera giocosa del ‘700/’800, fino ad arrivare al repertorio contemporaneo, attraverso la riscoperta di partiture molto spesso inedite o non eseguite da decenni. Tra i titoli da ricordare Catone in Utica di Leonardo Vinci (1987), I pazzi per progetto (1988) e Le convenienze teatrali (1988) di Gaetano Donizetti, Achille (1988) di Ferdinando Paër, La Locandiera ( Stagione 1989-90) di Antonio Salieri, Una lettera d’amore di Lord Byron (Stagione 1990-91) di Raffaello De Banfield, Le preziose ridicole (Stagione 1990-91) di Felice Lattuada, L’aviatore Dro (Stagione 1995-96) di Francesco Balilla Pratella, Parisina (Stagione 1997-98) di Gaetano Donizetti. Grazie a tali scelte, al rapporto di collaborazione con altre importanti istituzioni come il “Teatro Comunale” di Bologna, il “Teatro Valli” di Reggio Emilia, il “Teatro Bonci” di Cesena, il “Teatro Alighieri” di Ravenna e la “Fondazione Rossini” di Pesaro, il Rossini si è immediatamente inserito nel novero delle maggiori Istituzioni teatrali dell’Emilia Romagna ed è riuscito ad esercitare un effetto considerevole sulla vita culturale di Lugo, trasfomando una città di provincia in una tappa obbligata per i melomani più colti e curiosi.

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Lugo e il suo Teatro

Il teatro Rossini di Lugo ha una storia lunga di oltr 265 anni ed è il più antico teatro comunale dell’Emilia-Romagna tra quelli tuttora esistenti ed è considerato il prototipo dei teatri emiliano-romagnoli.

  • 1757 – 58

    Il Consiglio della Comunità di Lugo delibera l’edificazione di un teatro in muratura e acquista una porzione dell’orto dei Carmelitani. In maggio 1758 viene stanziata la cifra di 2.535,28 scudi e in luglio cominciano i lavori, affidati all’Architetto della Comunità Francesco Ambrogio Petrocchi, originario di Torricella di Lugano (CH) e già attivo a Lugo nella Chiesa del Carmine, sulla base di un primo progetto dell’architetto bolognese Scandellari.

  • 1759 – 60

    A teatro ancora non ultimato, in agosto – settembre 1759 viene rappresentato il dramma giocoso per musica “Il Mercato di Malmantile” con musica di Domenico Fischietti su libretto di Carlo Goldoni. Successivamente, nel 1760, il completamento dei lavori viene affidato ad Antonio Galli Bibiena, ”architetto imperiale di Carlo VI imperadore”, tra i maggiori architetti e scenografi italiani del ‘700, autore qualche anno dopo anche del Teatro comunale di Bologna. Bibiena non si discosta troppo dal progetto originario del Petrocchi e sulla curva “a campana” della sala realizza 4 ordini di palchi, intervenendo soprattutto sulle decorazioni del teatro.

  • 1761

    Il teatro ultimato viene inaugurato ufficialmente durante la Fiera di Lugo nell’agosto 1761, con l’opera Catone in Utica (1728), dramma musicale di Leonardo Vinci (con partitura rivista da Florian Gassman) su libretto di Pietro Metastasio.
    Un’epigrafe sulla facciata ricorda il momento inaugurale:
    THEATRUM / FAUSTISSIMIS SUB AUSPICIIS / IOANNIS FRANCISCI BANCHERII / CARDINALIS AMPLISSIMI/ FERRARIAE AB LATERE LEGATI / A CIVIBUS LUGIENSIBUS/ AERE PROPRIO / EXTRUI COEPTUM ATQUE ABSOLUTUM / ANNO AB ORBE RISTAURATO / MDCCLXI.
    (Teatro cominciato a costruire a spese proprie dai cittadini lughesi, sotto i faustissimi auspici dell’illustre Cardinale Giovanni Francesco Banchieri, Legato a latere di Ferrara, e terminato nell’anno 1761).

  • 1806 – 1819

    In occasione della Fiera di agosto e settembre 1806, viene rappresentata l’opera “La nobiltà delusa” di Vittorio Trento. Nell’orchestra figurano al cembalo il quattordicenne Gioachino Rossini e al corno da caccia suo padre Giuseppe, detto Vivazza, che era originario di Lugo.
    Nel 1813, a 31 anni, si esibisce in concerto Niccolò Paganini, considerato il più grande violinista dell’epoca. Il 29 ottobre dello stesso anno dopo al Teatro Carcano di Milano, i critici lo acclamarono “primo violinista al mondo”.
    Nel 1819 il teatro viene profondamente ristrutturato dall’architetto mantovano Leandro Marconi, che modifica il boccascena e la curvatura dei palchi in quella attuale, a “ferro di cavallo”, e aggiunge un 5° ordine, il loggione. Nel 1821 sala e palchi vengono affrescati con nuove decorazioni in stile neo-classico.

  • 1859

    Il teatro, chiamato in origine Teatro Sociale, viene intitolato al “celebratissimo concittadino” Gioachino Rossini, di padre lughese. La famiglia Rossini abitò a Lugo dal 1802 al 1804 e in quegli anni Gioachino studiò canto, composizione e clavicembalo con i canonici Giuseppe e Luigi Malerbi, la cui casa in via Emaldi è oggi sede della Scuola Comunale di Musica. Invece, la casa di proprietà della famiglia Rossini, in via Giacomo Rocca, oggi ospita il museo multimediale “Casa Rossini”.

  • 1902

    Il grande Arturo Toscanini dirige una rappresentazione di “Aida” di Giuseppe Verdi.

  • 1905

    Debutta “Lilia” del compositore e direttore d’orchestra lughese Francesco Balilla Pratella.

  • Dopo il 1919

    Per problemi economici legati ai costi di allestimento, gli spettacoli cominciano ad essere tenuti anche nel piazzale del Pavaglione, dato che la capienza del teatro non consentiva incassi sufficienti.
    Uno dei palchi centrali del teatro viene trasformato in cabina di proiezione cinematografica e il teatro viene adibito a cinematografo.

  • 1956

    Nel settembre viene proiettata l’ultima pellicola: il teatro viene chiuso e per l’edificio comincia un lungo periodo di degrado.

  • 1981 – 86

    Il Comune di Lugo incarica l’architetto Pier Luigi Cervellati di redigere un progetto per il recupero e il restauro del Teatro Rossini. Cervellati si sta occupando nel medesimo periodo del restauro del Teatro Comunale di Bologna, pressoché coevo al teatro di Lugo. Il teatro viene completamente risanato, ristrutturato e arredato, un tempo record se si considerano sia la complessità dei lavori, sia il “normale” andamento di simili operazioni. Il 3 dicembre 1986 il “nuovo” Teatro Rossini viene ufficialmente inaugurato, con la rappresentazione de “Il mercato di Malmantile” nella versione di Domenico Cimarosa del 1784, nota anche come “La vanità delusa”. Il libretto è sempre quello di Carlo Goldoni, ma riadattato da Giovan Battista Lorenzi.

  • 1986 – 1996

    L’attività artistica del teatro si è svolta con regolarità, con stagioni di prosa e musica classica, spettacoli di teatro, danza e musica contemporanea, festival musicali. Il 1996, segna un traguardo importante per il Teatro Rossini, i primi 10 anni dalla sua inaugurazione. In questo primo decennio, il rinato Teatro Rossini ha trasformato la vita culturale della città, posizionandosi tra le maggiori istituzioni teatrali della Regione Emilia-Romagna e diventando un punto di riferimento indiscusso a livello nazionale.

    Grazie a collaborazioni eccellenti, alla presenza di grandi artisti e ai costanti riconoscimenti del Ministero della Cultura e della Regione, il nostro teatro guarda al futuro con una nuova e ambiziosa sfida: diventare un grande centro di produzione culturale.
    Per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturato fino ad oggi, il Teatro Rossini lancia un piano strategico che mette al centro l’opera da camera attraverso tre linee di azione:

    • Identità e Ricerca: Produzione di opere inedite della storia del Teatro Musicale, inserite in un progetto scientifico e musicologico quadriennale.
    • Sinergie Nazionali: Coproduzioni di titoli rari del repertorio storico insieme a importanti teatri e istituzioni italiane.
    • Spazio ai Giovani: Prime rappresentazioni assolute di giovani compositori, realizzate in collaborazione con la Fondazione Arturo Toscanini e i corsi di alta specializzazione dell’Accademia Musicale dell’Emilia Romagna (diretti dal M° Azio Corghi).
  • 1997 – 2001

    Viene istituita una Commissione Scientifica guidata da Luigi Ferrari con i professori Bianconi e Fabbri per legare la ricerca universitaria alla programmazione. Gli studi si concentrano sul teatro metastasiano e sulle radici rossiniane, portando in scena tra il 1997 e il 2001 opere rare di compositori come Donizetti, Mosca, Mercadante, Hasse, Pavesi e Gluck.

  • 2002 – 2015

    Dal 2002 la stagione lirica imperniata prevalentemente sull’opera da camera del ‘700 lascia il posto al Lugo Opera Festival, sotto la direzione artistica di Rosetta Cucchi che dal barocco porta sul palcoscenico del Teatro Rossini importanti titoli dell’opera da camera contemporanea, attraverso collaborazioni con il Teatro Comunale di Bologna e il Wexford Festival Opera.
    In questi anni sono innumerevoli le produzioni importanti come ad esempio Le pauvre Matelot (2002) su libretto di Jean Cocteau e musica di Darius Milhaud; Mirandolina (2003) di Bohuslav Martinů, Pierrot Lunaire (2006) di Arnold Schönberg, Arlecchino (2006) di Ferruccio Busoni con la regia di Lucio Dalla, Phaedra e Les Illuminations (2007) di Benjamin Britten, Jackie O (2008) di Michael Daugherty con la regia di Damiano Michieletto, Sweeney Todd (2009) di Stephen Sondheim, Powder her face (2010) di Thomas Adès con la regia di Pier Luigi Pizzi, The Servant (2011) di Marco Tutino, Jacob Lenz (2012) di Wolfgang Rihm.
    Altro capitolo molto importante di questi anni è Il legame con il Festival AngelicA (storica rassegna internazionale di musica contemporanea e di ricerca con sede a Bologna). Questa collaborazione, spesso realizzata in sinergia con il Lugo Opera Festival, ha trasformato il Rossini in un palcoscenico di risonanza mondiale per le avanguardie musicali.

    Il momento più alto della collaborazione avvenne nel giugno 2006. AngelicA commissionò al leggendario compositore tedesco Karlheinz Stockhausen una nuova opera, realizzata in collaborazione con la Fondazione Teatro Rossini. Fu presentata in prima assoluta mondiale la composizione Himmels-Tür (Porta del Cielo), parte del ciclo Klang (Suono). Inoltre il 10 giugno 2006, Stockhausen tenne un incontro pubblico in teatro, spiegando la sua visione di KLANG e presentando frammenti di Freude (Gioia), l’ora seconda del ciclo per due arpe. La sua presenza attirò critici e appassionati da tutto il mondo. La scelta del Teatro Rossini non fu casuale: Stockhausen cercava teatri con un’acustica “viva” ma controllabile. La struttura del Rossini, con la sua cassa armonica interamente in legno, permetteva al compositore di “scolpire” il suono elettronico e acustico con una precisione che i moderni auditorium spesso non garantiscono.

    Durante gli anni della collaborazione, il binomio AngelicA- Teatro Rossini ha portato a Lugo artisti che raramente si esibivano in teatri di provincia, come Mike Patton/Roy Paci/ Filarmonica Toscanini (2007) con lo storico concerto “Mondo Cane”, Arto Lindsay (2010), Katia e Marielle Labèque (2012), Terry Riley (2013), Shaloma Locomotiva Orchestra (2014), Eyvind Kang Chirality (2015)

  • 2016 – 2018

    Nel 2016, in occasione del trentesimo anniversario della riapertura, si è inaugurato un nuovo percorso con il Festival Purtimiro (feste musicali intorno all’opera barocca), che ha rappresentato un deciso ritorno al repertorio dei primi 15 anni di attività del teatro restaurato: un caso abbastanza raro di convergenza perfetta tra un luogo (con le caratteristiche di un vero e proprio strumento musicale dall’acustica perfetta) ed il repertorio raffinato e colto che vi trova ospitalità.
L’incarico di direttore musicale del festival è stato affidato ad un grande musicista come Rinaldo Alessandrini, ammirato internazionalmente quale interprete di riferimento per la musica del Sei-Settecento e per il teatro musicale barocco, proprio quello da cui tutto è nato e senza la conoscenza del quale, l’Italia musicale e culturale continuerebbe a sopportare le conseguenze di un atteggiamento autolesionista. Così facendo, il Teatro Rossini ha aperto le porte ad una piccolissima porzione di quella immensa produzione operistica che per 200 anni ha decretato la supremazia, a livello europeo, del teatro italiano in musica, una produzione piena di fascino, che parla della nostra civiltà, della nostra cultura, del nostro gusto per il bello.
    Il festival Purtimiro ha ospitato ensemble di prestigio internazionale e solisti specializzati nel repertorio filologico: Rinaldo Alessandrini & Concerto Italiano, Ottavio Dantone & Accademia Bizantina, Antonio Florio & Cappella Neapolitana, Enrico Gatti, Sara Mingardo Sonia Prina e Carlo Vistoli.

  • 2019 – Oggi

    L’attività artistica del Teatro Rossini dal 2019 ad oggi è stata profondamente condizionata da una serie di eventi straordinari (lavori strutturali, pandemia e l’alluvione del 2023), che hanno costretto il Teatro Rossini a trasformarsi in un “teatro diffuso” nella città di Lugo. Nel 2019, il teatro è stato chiuso per importanti interventi di adeguamento antisismico. Nel 2022, il teatro ha riaperto brevemente con una stagione che ha cercato di recuperare il legame con il pubblico dopo i lavori e le restrizioni della pandemia.

    Proprio quando l’attività stava tornando a pieno regime, l’alluvione del maggio 2023 ha colpito duramente la struttura. L’acqua ha invaso la platea, il golfo mistico, la parte relativa agli impianti causando danni ingenti all’edificio. Il teatro è stato dichiarato nuovamente inagibile. Da settembre 2025 è stato avviato un cantiere di ripristino da circa 1,3 milioni di euro. Il festival Rossini Open, iniziato nel 2021 all’aperto in vista dell’imminente apertura del teatro poi una seconda edizione del festival nel teatro appena riaperto con ospiti importanti italiani e internazionili come Mike Westbrook, Massimo Popolizio, Antonii Baryshevskyi, Mariangela Gualtieri, Giovanni Sollima, Beatrice Rana, Carlo Vistoli e tanti altri. Giunto nel 2025 alla sua quinta edizione, è nato come risposta alla necessità di fare spettacolo fuori dalle mura del teatro (prima per la pandemia e poi per i restauri post-alluvione).

    Nato originariamente per gli spazi aperti (da cui il nome Open), il festival si è evoluto in una rassegna itinerante. La filosofia è quella di non fermare la produzione artistica della Fondazione Teatro Rossini nonostante l’inagibilità della sede principale, trasformando il disagio dei lavori di restauro in un’occasione per riscoprire tesori architettonici locali.

    Gli spettacoli si svolgono abitualmente in cinque sedi alternative di grande fascino sia nel centro di Lugo che nel territorio circostante Chiesa del Suffragio, Chiesa di San Giacomo, Teatro di San Lorenzo, Oratorio di Sant’Onofri, Antica Pieve di Campanile (Santa Maria in Fabriago).

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